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Graffiti e Circuiti Stampati di Alessandra Urso
Il percorso artistico di Alessandra Urso nasce dal legno, nella sua natura unica e primitiva. Il carattere totemico delle sue prime opere prende spunto da un’intima ricerca sull’essenza dell’uomo, sui caratteri universali che ne contraddistinguono la storia. Alessandra costruisce idoli eliminando tutto ciò che di moderno ed industriale infesta la nostra realtà quotidiana, ed in questo processo interpreta l’uomo che cerca negli elementi della natura la verità sulla propria esistenza (foto 1). Nel bisogno di comunicare insito propriamente nella natura umana, la creazione di simboli e graffiti è quasi spontanea, un sistema che va al di là della gestualità del corpo. In questo periodo artistico Alessandra esplora ideogrammi aztechi e graffiti sumeri (foto 2) e ne reinterpreta lo stile, trovando nella loro ritmicità la rappresentazione grafica del ritmo interiore (foto 3). Un giorno il fratello, ingegnere ed esperto di informatica, le lascia una “scheda madre”, così definita forse da lui o forse erroneamente interpretata dall’artista; che, del tutto impotente per la propria ignoranza in materia, non può che rimanere affascinata dalla disposizione grafica e argentina dei suoi circuiti stampati. A lungo nel tentativo di rielaborarli ha conservato la scheda senza sapere che farne, ma riflettendo su quel non so che di magico che lega gli antichi graffiti e i circuiti (foto 4), sul fatto che entrambi hanno a che fare con un flusso elettrico, gli uni provocandolo nel nostro cervello per associazioni mentali, gli altri essendone fisicamente i conduttori. Nasce così l’idea di un’installazione che renda omaggio all’intelligenza, frutto di un semplice (più o meno) flusso elettrico. Alessandra si appropria del vecchio computer del fratello abbandonato in cantina, eroe superstite dei suoi studi universitari e considerato all’epoca, metà anni ‘80, un gioiello dell’informatica: un Apple II, perfettamente funzionante. Opera dal carattere vagamente antropomorfo, il Computer Arcaico nasce dall’assemblaggio delle parti scolpite in legno, la testa dell’idolo, e le parti del computer stesso rielaborate con pittura su stoffe, elementi in legno e modellati in pasta, che ripropongono i graffiti. (foto 5) La Scheda Madre diviene poi la testata di un trono, La sedia dell’Oracolo, in una fusione tra natura ed elettronica (foto 6). L’attività artistica dell’artista prende nel tempo diversi sentieri, nel corso dei quali si avvicina all’uso del computer per le sue produzioni grafiche (un iMac, ovviamente): un passo fondamentale per lei che, avezza ad attività prettamente manuali, avverte il mondo virtuale come un pericolo fuorviante. Riconoscendo l’enorme potenzialità di questo strumento decide di usarlo, ma senza cedere alle sue innumerevoli seduzioni: dietro ad un computer c’é sempre un cervello umano, non il contrario... Le mani di uomini antichi che plasmano l’argilla non potranno mai essere sostituite da una macchina, perché una macchina non crea. E solo la creatività umana é il motore del progresso: il pensiero. |
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| Computer Arcaico |
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| Foto 1 |
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| Foto 2 |
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| Foto 3 |
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| Foto 4 |
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| Foto 5 |
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| Foto 6 |