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”Meditatori” è una serie di opere ispirate al Buddismo, nata dall’incontro con l’Oriente immigrato nel nostro quotidiano sociale sotto forma di filosofia e persone siano esse tibetane, cinesi o arabe. La meditazione, pratica diffusa in tutte le tradizioni Buddiste, è il tema attorno al quale le figure si raccolgono in una protensione comune verso l’armonia e l’ascolto interiore, superando il corpo fino alla sua scomposizione e alla sua trasformazione anamorfica in figura alata. Il meditatore trova in se stesso il centro dell’universo osservando con gli occhi della mente paesaggi e orizzonti sconfinati. Ogni figura porta incisa su di sè una frase legata alla spiritualità di religioni fra loro distanti: una preghiera cinese, un mantra tibetano, una preghiera araba. Nel loro significato si trovano valori universali legati all’uomo e alla spiritualità che supera le barriere etiche e religiose. I Meditatori rappresentano il bisogno universale di raggiungere il Divino.
Sono entrata in un centro Buddista per caso. La mia presenza in quel luogo non era motivata da necessità spirituali: collaboravo alla realizzazione di una grande statua Buddista, Tara. Ero un pò scettica, e piuttosto annoiata dalle ripetitive musiche dei canti Tibetani. Al gruppo di lavoro si accostavano frequentatori del centro, che discutevano di argomenti filosofici al nostro cospetto. Non potevo dunque non ascoltare, lavorando. E ovviamente, intimamente criticavo, riflettendo sui fenomeni di gruppo che si creano attorno alle religioni. Ma qualcosa di impercettibile, sottile, scattò in me una volta che voltai lo sguardo verso il gruppo che nel frattempo si era messo in meditazione. Tra le figure, alcune un pò goffe nella posizione del loto, una in particolare attirò la mia attenzione. La persona in questione aveva qualcosa, nella sua postura, chela rendeva magnetica. La posizione simmetrica; la schiena diritta e le gambe perfettamente incrociate, avvolte dal playd; c’era qualcosa in quella posizione che trasmetteva sicurezza. L’equilibrio accarezzava il mio occhio manifestandosi in pieno nella testa leggermente reclinata. Da quel giorno smisi di criticare, e tesi l’orecchio.
Da allora affronto gli interrogativi del mondo ascoltando ciò che il Buddismo offre. Non c’è nulla di più semplice dell’esplorare l’infinito da una posizione di equilibrio. E’ un problema di baricentro...
Nel tentativo di cogliere l’essenza del “mio” Buddismo ho concentrato l’attenzione sull’immagine di persone in meditazione. Nulla a che fare con l’iconografia classica ma, un semplice raccoglimento di figure assorte. Teste reclinate e occhi socchiusi, non raccontano un mondo di emozioni ma una vastità racchiusa nei loro occhi. Il turbinio multicolore degli accadimenti viene fermato in una testa immobile che testimonia la vittoria dell’equilibrio sulle illusioni. Fino a che una semplice testa mi è risultata riduttiva, e quindi ha cominciato a scomporsi. I meditatori diventano così esseri che superano la materia e la forma, liberandosi dalla limitazione del corpo, giocando con la sua scomposizione. L’essere al di là dell’essere, sopravvive e vince, superando le limitazioni umane... ... e può succedere allora che spuntino delle ali, simbolo di libertà, la qual cosa apre la strada a un nuovo interrogativo: “Ma gli angeli possono essere anche Buddisti?
installazioni di sculture con opere di sfondo del pittore cinese Zhou Ziwei |
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| Cinese e monti | Donna e monti | Lama monaco | Monaco |
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| Gruppo montagne | Shanga | ||
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| Shine e monti | Shiné | ||
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| Insieme: Installazione con 6 sculture | |||
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| Angel: Terracotta, cm 40x90x20; Anno 2006 | Vacuità: Terracotta, cm 40x30x20; Anno 2006 | ||
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| Abbandono divino: Terracotta, cm 40x30x20; Anno 2006 | Shakti: Terracotta, cm 60x30x40; Anno 2006 | ||